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Corsi e-learning: che cos’è la formazione a distanza

Category : NEWS

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E-learning in FAD: e quindi?

Per prima cosa vediamo di spiegare il significato di e-learning e cosa si intende in concreto per formazione e-learning. Se ci affidiamo a Google, la definizione che ci viene data è: “apprendimento per mezzo di corsi multimediali fruibili soprattutto a distanza attraverso Internet”. Semplificando, l’e-learning è un tipo di formazione che permette di seguire corsi direttamente online. Infatti i due requisiti fondamentali per fare e-learning sono:

  • avere un dispositivo dotato di connessione internet, come ad esempio un computer, un tablet o anche uno smartphone
  • essere online

Un corso in e-learning è pertanto un corso fatto a distanza, cioè non in aula e non con la presenza di un docente. Per questo l’e learning rientra nella cosiddetta Formazione a Distanza, spesso abbreviata con l’acronimo FAD. E quando si sente parlare di corsi FAD o corsi e-learning spesso si intende la stessa identica cosa.
Fino qui abbiamo chiarito la terminologia, vediamo ora di capire in concreto di cosa stiamo parlando.

Corsi online: come funzionano

Per semplificare al massimo, i corsi e-learning sono delle pagine online in cui viene sviluppato un argomento nel modo più interattivo possibile. Il loro compito è quello di coinvolgere l’utente e sopperire alla mancanza di un docente in carne e ossa. Un corso e-learning ben fatto conterrà testi, ma anche video, file audio, quiz, esercizi e spazi che consentano all’utente di interagire in prima persona.
Ogni corso è diverso, per contenuti, struttura, tipo di materiale, ma esistono comunque alcuni elementi in comune:

  • Moduli: i corsi e-learning solitamente sono divisi in moduli, cioè capitoli. Quasi sempre occorre terminare un modulo, per poter passare al successivo.
  • Tracciato: ogni attività dell’utente viene monitorata. In pratica la piattaforma registra il tempo in cui l’utente è collegato, i moduli che visita, i test che fa, gli errori ecc…
  • Spazi di interazione: sezioni (virtuali) in cui si può interagire con tutor, docenti o altri iscritti al corso. L’interazione può essere una chat (si scrive in tempo reale), un forum (si scrive e il destinatario risponderà quando sarà online), una chiamata/video chiamata…
  • Test: solitamente prove scritte (a crocetta, a domande aperte, a risposte multiple ecc…) con o senza votazione che servono per monitorare il grado di apprendimento dell’utente.

Piattaforma e-learning: istruzioni per l’uso

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Una volta iscritti a un corso e-learning vi verrà fornito un indirizzo web, un nome utente e una password. I passi da fare sono:

  • digitare l’indirizzo web che vi porterà nella pagina della piattaforma di e-learning, cioè il contenitore che ospita il vostro corso online
  • inserire nome utente e password che vi sono stati assegnati

A questo punto entrerete finalmente nel vostro corso.

Università online: la laurea ai tempi dei corsi FAD

Monitorare costantemente l’utente non è una mania di controllo, ma un’esigenza. La maggior parte dei corsi online sostituisce corsi in presenza e spesso prevede l’erogazione di un attestato. Per questa ragione è importante verificarne l’apprendimento. Si tratta poi quasi sempre di corsi a pagamento, quindi è giusto che l’utente abbia una formazione adeguata.
I corsi e-learning sono utilizzati in sempre più settori: nella formazione aziendale, spesso obbligatoria per i dipendenti; nella formazione individuale e persino in ambito accademico.

Anche in Italia si stanno diffondendo sempre di più università telematiche, in cui gli iscritti seguono le lezioni online e studiano su materiale multimediale. Gli esami vengono poi sostenuti in presenza, ma docenti, tutor e segreterie studenti sono reperibili direttamente sul web. I titoli rilasciati sono equipollenti a quelli delle tradizionali università, per questo è importante che gli standard di insegnamento mantengano livelli elevati.

Alcuni laureati con tanto di obbligo di frequenza e tomi da studiare storcono un po’ il naso nel sentirsi paragonare a laureati online. Eppure la FAD supera barriere architettoniche e geografiche e riduce anche le incombenze logistiche e burocratiche che l’organizzazione di un corso in presenza comporta. Insomma, corsi e-learning ben fatti possono essere veramente una valida alternativa alla formazione tradizionale. Però, appunto: devono essere ben fatti.


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Cos’è e come funziona AdWords

Category : NEWS

Google AdWords è la piattaforma pubblicitaria di Google che permette la pubblicazione di annunci testuali, immagini e video sulle pagine dei risultati di ricerca e sui siti della rete di contenuti Google.

AdWords ha rappresentato, nel corso degli ultimi anni, una vera e propria innovazione nell’ambito della pubblicità online. La sua diffusione tra gli strumenti di search marketing ne è una testimonianza.

Parallelamente, anche la notorietà di Google, in qualità di motore di ricerca (utilizzato dal 94% dei navigatori italiani, fonte: Ricerca SEMS/Netxplora 2007), ha contribuito alla popolarità della sua piattaforma pubblicitaria.

AdWords offre innumerevoli opportunità dal punto di vista della visibilità: gli annunci pubblicitari possono essere pubblicati sotto forma di testo, immagini e video.

Tutto ciò è possibile grazie a due opzioni principali (su cui possono essere fatte delle personalizzazioni al livello avanzato):

  • targeting per parole chiave: gli annunci vengono visualizzati per le parole chiave scelte, sia quando sono ricercate su Google che quando sono attinenti con il contenuto della pagina di uno dei siti della Rete di Contenuti Google.
  • targeting per posizionamento: gli annunci vengono visualizzati sui siti che fanno parte della Rete di Contenuti, sulla base di quelli specificati durante l’impostazione della campagna.

Grazie ai due sistemi appena citati è quindi possibile raggiungere solo navigatori realmente interessati ai propri prodotti e servizi (da qui il termine “targeting”).

Per fissare questo concetto, essenza dell’innovazione apportata da AdWords come sistema pubblicitario sul Web, seguono alcuni esempi.

Targeting per parole chiave sui risultati di ricerca

L’azienda X, che produce accessori mobile, decide nell’ambito di una strategia SEM di lanciare il suo nuovo auricolare bluetooth attraverso una campagna AdWords, scegliendo il targeting per parole chiave.

Inizialmente, si procede investendo soltanto sulle pagine dei risultati di ricerca di Google.

Dopo attenti studi si decide di dedicare un po’ di budget, anche sulla chiave di ricerca “auricolari bluetooth”.

Risultato: quando un navigatore cercherà su Google la chiave sopra citata troverà, tra gli altri, anche l’annuncio del prodotto dell’azienda X (negli spazi mostrati in figura 2.1).

Figura 2.1 – Targeting per parole chiave sui risultati di ricerca

Targeting per parole chiave sui risultati di ricerca

Targeting per parole chiave nella rete di contenuti

Dopo aver ottenuto un certo successo sui risultati di ricerca, l’azienda X intende investire ulteriore budget in AdWords. Questa volta decide di dedicarne parte al targeting per parole chiave sulla rete di contenuti. Tra le altre, sarà utilizzata anche la chiave “auricolari bluetooth”.

Risultato: i siti della rete di contenuti che hanno informazioni attinenti alla chiavi “auricolari bluetooth” visualizzeranno sulle proprie pagine, l’annuncio sul prodotto dell’azienda X.

Targeting per posizionamento nella rete di contenuti

L’azienda X, che continua ad essere soddisfatta delle performance delle proprie campagne, decide infine di dedicare budget anche al posizionamento sulla rete di contenuti.

Per fare questo, dal pannello di gestione AdWords sceglierà quei siti della rete Google caratterizzati da visitatori che corrispondono al target degli interessati al prodotto dell’azienda X.

Risultato: i siti della rete di contenuti scelti, visualizzeranno sulle proprie pagine l’annuncio sul prodotto dell’azienda X, tramite le inserzioni AdSense.

In generale il targeting sulla rete di contenuti (sia esso per parole chiave o per posizionamento) non è da considerarsi in base a dove e come vengono visualizzati gli annunci, ma deve essere inteso come una funzionalità che offre varie modalità di raggiungere strategicamente il proprio target.


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Google annuncia l’indicizzazione delle app Android: da oggi appariranno nelle ricerche

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Google continua a migliorare l’integrazione tra i risultati di ricerca e l’ecosistema delle applicazioni Android. In particolar modo, da questa settimana, sarà possibile trovare, durante la ricerca di un contenuto all’interno di Google, anche delle applicazioni correlate che hanno a che fare con la ricerca che stiamo facendo.

Questo capiterà solo per le ricerche Google effettuate da dispositivo Android. Al fine di garantire un indicizzazione ampia, Google ha già inserito 30 miliardi di collegamenti all’interno del suo algoritmo che saranno attivi a partire da questa settimana. Dunque, presto, se cercherete “come fare la pizza” non vi stupite se vi appariranno anche applicazioni Android come risultati della ricerca.


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Just Eat Meeting: il pic nic 2.0 con lo smartphone

Category : NEWS

Il mondo del web e delle app ha ormai contagiato qualsiasi settore immaginabile. Moda, trasporti, acquisti, tutto è collegabile ad una o più applicazioni, così come accade sempre più anche per il cibo. Per chi utilizza lo smartphone per ordinare il suo pranzo, con l’app di Just Eat, arrivano i Just Eat Meeting, pic-nic 2.0 che puntano all’aggregazione e alla diffusione di questa nuova frontiera.

Secondo i dati di un sondaggio con un campione di 5000 persone, tra i giovani al di sotto dei 34 anni, infatti, il 67% ha dichiarato di ordinare almeno una volta a settimana il pranzo a domicilio tramite smartphone o tablet. Da qui nasce l’idea di portare il tutto all’aperto, con i parchi di Roma, Milano e Torino che diventeranno luogo di raduno di questi pic-nic 2.0.

L’11 luglio sarà inaugurato il primo di questi appuntamenti per “social eater” nella location di Villa Pamphili a Roma a partire da mezzogiorno. In occasione dei Just Eat Meeting si potrà infatti ordinare il proprio pranzo, stendere la classica tovaglia a quadri e lasciare a casa il cestino, sfruttano il GPS dello smartphone per la consegna al parco e magari la connessione delle torrette wi-fi predisposte per l’occasione.

In seguito l’iniziativa sarà proposta anche a Torino nel Parco del Valentino (15 e 16 luglio dalle ore 12.00) e a Milano al Parco Sempione il sabato 18 per il pranzo. Un’iniziativa curiosa per chi vuole vivere il mondo 2.0 anche da questo punto di vista. Per tutti gli altri…almeno saprete perché i parchi della vostra città saranno invasi da gente armata di smarphone in una mano e forchetta nell’altra!


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Trattamento dati personali ( D.lgs. n. 196/2003 )

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Google, traguardo storico: più ricerche da smartphone e tablet che da pc

Category : NEWS

Il sorpasso dei dispositivi mobili in 10 mercati, tra cui Canada, Stati Uniti e Giappone

Google registra più ricerche online da dispositivi mobili come smartphone e tablet che dai personal computer. Il sorpasso storico è stato comunicato in occasione dell’AdWords event, ed è avvenuto in 10 mercati, tra cui Canada, Stati Uniti e Giappone. Questi ultimi, due mercati importantissimi. Un dato rilevante per Big G che proprio di recente ha deciso, nelle ricerche online, di penalizzare i siti non ottimizzati per il mobile.

 

Questo traguardo rafforza la strategia di Google nella pubblicità: Mountain View, proprio nel corso dell’AdWords Event, ha annunciato uno nuovo set di strumenti che includono la pubblicità specializzata per il comparto auto, hotel e mutui per la casa. «Sono tutte forme di pubblicità pensate per rispondere alle necessità e motivazioni degli utenti», ha spiegato Jerry Dischler, vicepresidente di Google AdWords.


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Android Auto e la gestione dei messaggi al volante

Category : NEWS

Google ha pensato a come garantire la massima sicurezza di conducente e passeggeri, con la gestione dei messaggi su Android Auto tramite comandi vocali.

Android Auto

WEBNEWS TVCoolest Clock: update e messaggi sui muri di casa

La piattaforma Android Auto, presentata lo scorso anno da Google, punta a diventare un punto di riferimento per automaker eautomobilisti. È il progetto messo in campo dal gruppo di Mountain View per estendere ulteriormente il già ampio raggio d’azione dell’ecosistema legato al robottino verde, capace nel corso degli ultimi anni di conquistare la fetta più grande del panorama mobile.

Portare le funzionalità tipiche di smartphone e tablet all’interno dell’abitacolo richiede una particolare attenzione alla sicurezza, così da evitare qualsiasi distrazione potenzialmente pericolosa per chi si trova al volante e per i passeggeri. Ecco perché bigG ha pensato ai comandi vocali come modalità d’interazione con i messaggi. Ne ne parla in un post comparso nei giorni scorsi sul blog ufficiale dedicato agli sviluppatori, che fornisce qualche esempio. Ricevendo un messaggio all’interno di un’app, questo potrà essere ascoltato mediante l’impianto audio della vettura, grazie alla tecnologia di sintetizzazione vocale integrata. Successivamente, l’utente potrà replicare semplicemente dettando la risposta, senza staccare gli occhi dalla strada.

La gestione dei messaggi da parte di Android Auto

Un’interazione è però richiesta: per avviare la lettura di un messaggio è infatti necessario toccare lo schermo integrato nella dashboard. In altre parole, con un sistema di questo tipo i rischi vengono ridotti al minimo, ma non del tutto azzerati. Agli automobilisti spetta dunque il compito di utilizzare gli strumenti messi a disposizione da Android Auto (e dalle piattaforme concorrenti) in modo responsabile, senza mettere in pericolo se stessi o gli altri.

Restando in tema, Google ha assicurato che anche gli sviluppatori di terze parti potranno beneficiare di queste funzionalità, integrandole nelle proprie applicazioni in modo semplice e veloce, includendo poche righe all’interno del codice. Va ricordato che la tecnologia è compatibile esclusivamente con gli smartphone che equipaggiano Android 5.0 Lollipop o le versioni successive del sistema operativo.


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Jolla Tablet con Sailfish OS, gesti e app Android in macchina virtuale

Category : NEWS

C’era anche Jolla al Mobile World Congress 2015 di Barcellona, dove ha portato il nuovo Jolla Tablet. Come per l’omonimo smartphone, l’aspetto più interessante sta nel sistema operativo Sailfish OS, che il team Jolla ha sviluppato mettendo a frutto le competenze dei molti ex-dipendenti Nokia che conta al proprio attivo.

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Lo Jolla Tablet ha uno schermo da 7,85 pollici con risoluzione 2K (330 PPI, 2148 x 1536), basato su un processore Intel Atom a 64 bit e 1,8 GHz. È spesso 8,3 mm e pesa 384 grammi. A prima vista il design non è particolarmente esaltante, con un profilo in policarbonato (bianco per il modello che abbiamo visto) relativamente ordinario.

Ciò che risulta interessante è in effetti soprattutto il sistema operativo Sailfish OS, progettato per sfruttare al massimo i gesti da fare con le dita. Nel breve video vi mostriamo le interazioni più semplici e i loro risultati, come l’accesso immediato alle funzioni basilari con uno swype da sinistra a destra.

L’idea è interessante, così come lo è il fatto di eseguire le applicazioni Android in macchina virtuale. Sullo Jolla Tablet che abbiamo visto a Barcellona ce n’erano molte installate, ma non abbiamo avuto tempo per testarle. Dobbiamo quindi rifarci allo smartphone Jolla: quando lo abbiamo testato, le app Android non giravano benissimo.

Le prestazioni del tablet comunque dovrebbero essere superiori, e con l’aggiornamento del sistema operativo speriamo che migliori anche l’integrazione con il sistema operativo stesso – per avere notifiche interattive un po’ più utili e comode da usare.

Lo Jolla Tablet è un progetto di crowdfunding proposto su Indiegogo, dove si può ancora partecipare per averne uno al prezzo di 249 dollari. La consegna è prevista per giugno 2015, dopodiché questo tablet dovrebbe diventare un prodotto commerciale vero e proprio, proposto a 299 dollari per la versione da 64 GB.


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Expo, il museo si visita con l’app

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Seguire percorsi tematici, avere a disposizione contenuti speciali e, una volta conclusa la visita, essere aggiornati sulle novità. Il Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano ha lanciato nei giorni scorsi un’applicazione gratuita che si basa sui beacon, piccoli emettitori di bluetooth che seguono l’utente passo passo nella sua visita tra le sale. Si tratta di uno dei più ampi progetti di questo tipo realizzato in un museo a livello internazionale: l’app, disponibile in italiano e in inglese, sarà una delle “armi” che l’ente sta preparando in vista dell’Expo 2015. “Per noi progettare e iniziare ad offrire una tecnologia come MuseoscienzApp nell’anno di Expo è un doveroso segnale di attenzione verso il territorio ed i numerosissimi ospiti stranieri che accoglieremo nel semestre dell’esposizione universale”, ha spiegato Fiorenzo Galli, direttore generale dell’ente, alla presentazione del software. I beacon, insomma, aiuteranno i visitatori ad orientarsi tra le diverse sezioni espositive e li guideranno sia nei percorsi tematici che in quelli creati sulla base delle differenti collezioni. L’intera superficie del Museo è mappata grazie al posizionamento di oltre 300 beacon. I contenuti, che non sono precaricati sulla app ma vengono scaricati via wifi via via che il visitatore si aggancia ai vari dispositivi bluetooth, consente l’utilizzo di MuseoscienzApp senza usare la connettività dati. E soprattutto, nel caso di visitatori stranieri, senza dover attivare il roaming dati. L’app è stata sviluppata dal Museo in partnership con Samsung (la versione per gli altri dispositivi Android e quella per iOS saranno disponibili dal 1 aprile) e sviluppato da ETT. Sarà utile per i visitatori ma anche per l’ente stesso, come sottolinea l’ad di ETT Giovanni Verreschi: “Tracciando le preferenze e i reali comportamenti dei visitatori bacon, big data e sentiment analysis permettono agli operatori culturali di prendere decisioni più informate e di migliorare i servizi forniti”. Il Museo ha lanciato uno speciale weekend dedicato alla nuova applicazione: sabato 24 e domenica 25 gennaio i visitatori potranno partecipare ad una sorta di “caccia al tesoro” usando il software (e a chi non ha uno smartphone Samsung ne sarà fornito uno per provare l’app). Tra le novità più interessanti in programma per il weekend c’è anche la “passeggiata sulla Luna” realizzata grazie al visore Gear VR. Insomma, grazie a MuseoscienzApp “i visitatori possono beneficiare di un’esperienza di fruizione in palmo di mano arricchita, semplificata e personalizzata” come ha spiegato Antonio Bosio, product and solutions director Samsung elettronica Italia.


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Beacon nei negozi di generi alimentari

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In questi giorni Inmarket sta cominciando una grande campagna di marketing, che prevede l’inserimento di iBeacons nei negozi di alimentari nelle catene Safeway e Giant Eagle delle sedi di Seattle, San Francisco e Cleveland. I beacon Bluetooth LE verranno posizionati all’ingresso di oltre 200 punti vendita.

Tali iBeacons saranno utilizzati in una varietà di modi per applicazioni di Inmarket. L’obiettivo primario è quello di raggiungere i clienti nei pressi di un negozio, al fine di massimizzare l’efficacia delle politiche di marketing.

I beacon sono dispositivi di piccole dimensioni,  leggermente più grandi di un pollice, che contiene un core Bluetooth 4.0 radio a bassa energia in un piccolo circuito. I dispositivi inviano segnali a corto raggio in grado di comunicare con gli smartphone come l’iPhone di Apple e dispositivi Android più recenti. Questi segnali sono raccolti e interpretati da applicazioni come quelle delle attuali offerte di Inmarket e sono utilizzati per innescare una serie di comportamenti diversi.

Apple ha aggiunto il supporto per iBeacons con il suo software di rilascio iOS 7 l’anno scorso, ma stiamo appena iniziando a vedere i frutti di tale inclusione ora. Apple ha implementato la propria soluzione iBeacon in molti dei suoi negozi al dettaglio per comunicare con i propri clienti.

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Il vantaggio di iBeacons o altri simili fari Bluetooth LE si trova in un paio di cose fondamentali. In primo luogo, la potenza di utilizzo è molto bassa, consentendo ai dispositivi di limitare l’uso della batteria mentre aspettano di sentire un segnale da un beaco. In secondo luogo, funzionano a brevi distanze, consentendo all’installatore del beacon di individuare a pochi metri la posizione dell’utente che stanno cercando di raggiungere.

Inmarket ha fatto studi di casi che coinvolgono i suoi partner come la Coca-Cola, Procter & Gamble e altri che mostrano un enorme differenza di efficacia tra le offerte che sono fatte per i consumatori proprio nel negozio, a casa o altrove. Da questi studi si evince che il potere del marketing di prossimità è incredibile.

Ecco perché individuare la posizione è così importante. “Se la persona si trova a 200 metri dal negozio,” afferma DiPaola, uno scienziato che si è laureato con un background in biologia molecolare e cellulare da Berkeley, “questa è una grande differenza.”

In poche parole: quando si sa esattamente dove una persona è, soprattutto se questo è all’entrata di un negozio, è molto più facile presentargli offerte, coupon, promozioni e promemoria.

Per ora, il sistema di Inmarket funziona con le proprie applicazioni, ma ci sono possibilità di espansione per brand partner per l’uso nelle loro applicazioni o sviluppatori indipendenti, anche in futuro.


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